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Quando scade il passaporto? Elimeli blog

Sì. Sì, dai, lo abbiamo letto tutti. Lo sappiamo.

Raccomandazioni

Controllare la data di scadenza del passaporto. Almeno 6 mesi di validità. Controllare che il PC sia collegato correttamente alla presa di corrente. Non mettere il gatto nella lavatrice.

Uff, ma le scrivono ancora queste cose?

Ma si sanno dai.

Preambolo

– Amore, guarda qua. Volo Venezia-Hanoi: prezzo super. Restano ancora 4 biglietti.

– Wow. Interessante! Si potrebbe andare… 

– Ok dai, domani pomeriggio che abbiamo tempo vediamo.

24 febbraio 2018

Ma certo, non siamo mica dei dilettanti noi. Ovvio che il passaporto deve avere 6 mesi di validità dalla scadenza.

Contiamo i mesi mancanti. Dai, sì ce la facciamo. Agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio. 6 mesi giusti.

Prenota biglietto.

Paga.

– Oh amore, ti rendi conto? Andiamo in Vietnam!

07 agosto 2018

Evvai, finalmente dopodomani si parte. Aspetta, vado a prendere i documenti.

– Ah, amore, il prossimo anno devo rifare il passaporto.

– Ah sì? Quando scade?

– Gennaio.

– Gennaio? Gennaio QUANDO?!

– Il 10 gennaio. Perchè?

Silenzio.
Conto: agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre… Sono 5. No cavolo non è possibile. Agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre. 5 mesi.

Panico.
E adesso?

Smarrimento

Vorrei dire che è un’invenzione, ma è andata proprio così.

Vergogna e stupidità ci hanno divorati per 24 ore.

Ma siccome è andato tutto bene, lo raccontiamo. Anche perché è stato dannatamente utile.

Tralascio l’autostima che si sbriciola, le lacrime versate in anticipo sul conto in banca, le discussioni infinite “Ma no tu devi partire anche senza di me”.

Cosa abbiamo fatto per uscirne?

Prima cosa: chiamare la questura e vedere se ci sono i tempi per il rilascio di un passaporto nuovo. In casi urgenti-ecccezzzionali-veramente lo possono rifare in 48 ore. Troppe per noi.

Chiamare l’ambasciata a Roma e il consolato vietnamita a Torino. Giustamente loro non possono garantire che in Vietnam ci faranno entrare. I vietnamiti – ci dicono – non sono così stringenti con i controlli in entrata, ma non possiamo tentare e sperare che vada liscia. Ci vuole un documento valido. Punto.

Avvisare la nostra referente in Vietnam e dirle che abbiamo-un-problema.

Tendenzialmente se potessimo noi andremmo in giro sempre in autonomia, ma viaggiare con un’agenzia in loco ha i suoi enormi vantaggi.

E in questo caso è stato fondamentale.

Meno di 48 ore non sarebbero mai bastate per sbrogliare la situazione da soli.

Sono seguiti due giorni di ansia, confusi preparativi della valigia, ore di vuota attesa fissando il telefono e le email.

Poche ore prima di partire, è arrivata: una lettera di invito richiesta dalla nostra agenzia all’Ufficio Immigrazione del Vietnam, con cui ci concedeva l’autorizzazione ad entrare al passaporto numero tal dei tali, con validità precisa dei nostri giorni di soggiorno. All’arrivo in aeroporto di Hanoi, ci sarebbe stato rilasciato il visto.

Un visto che in realtà, facendo un viaggio di 12 giorni, non sarebbe stato necessario, ma che in questo caso era indispensabile.

Se non fossimo stati reattivi (e fortunati), questa frase ci avrebbe di sicuro paralizzati al banco del check-in a Venezia:

– Signori, scusate, temo che ci sia qualche problema con uno dei vostri passaporti.

Prontamente abbiamo sfoderato il sacro documento.

Sono seguite:

  1. telefonata dal check-in all’ufficio della compagnia aerea (Aeroflot);
  2. chiamata al comandante del volo;
  3. chiamata a Mosca nella sede centrale di Aeroflot. 
  4. A Mosca sapevano già tutto, informati dall’Ufficio Immigrazione del Vietnam.

Nel frattempo noi due lì in piedi, la fila dei passeggeri che si spostava al check-in di fianco, le ginocchia instabili.

Siamo rimasti in quella condizione fino alla porta di uscita dell’aeroporto di Hanoi, dove il senso di attesa si è sciolto nel caldo dell’Asia che ci accoglieva.

Finalmente.

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4 commenti
  1. Ho avuto un attacco d’ansia per te leggendo il tuo post! Anche io ero andata in Vietnam con lettera di invito, all’epoca il visto era obbligatorio anche per brevi soggiorni e con la lettera di invito costava molto meno 🙂

    1. Puoi dirlo Paola! Ripensandoci oggi ci ridiamo su, ma è stato un momento abbastanza brutto!
      Non sapevo che la lettera di invito in passato fosse utile per pagare qualcosa in meno il visto… per fortuna però che a noi ha fatto da paracadute! 🙂

  2. Il bello è che a volte passiamo mesi a grondare sudore sui nostri itinerari di viaggio zaino in spalla, cercando di far combaciare treni, pullman, voli ecc. e poi ci dimentichiamo delle cose più importanti! Sono contenta che alla fine ce l’abbiate fatta a partire e a visitare il Vietnam, un paese davvero meraviglioso! Poi dai, per 9 anni non dovreste più avere problemi di questo tipo 🙂

    1. Sì è proprio vero: mesi e mesi di studio e poi ci si dimentica di “piccoli” dettagli come questo. Credo che non ci succederà una seconda volta però!

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