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Sri Lanka Polonnaruwa Stupa Vatadage

Polonnaruwa è uno dei siti archeologici dello Sri Lanka che ricordo con più coinvolgimento, sicuramente uno dei luoghi che vi consiglio davvero di visitare.
Si trova nella provincia centro-settentrionale dell’isola ed è uno dei posti più interessanti da vedere nel Triangolo Culturale.
Dichiarato Patrimonio dell’UNESCO nel 1982, Polonnaruwa è stata la seconda capitale dello Sri Lanka dal 1070 al 1284 d.C. ed è uno dei siti archeologici meglio conservati, in cui si possono visitare numerosi edifici sia sacri che civili.

Senza addentrarmi oltre con i cenni storici onde evitare goffi e mal riusciti tentativi di riassumere la storia di Polonnaruwa, vi lascio un link, se avete voglia di approfondire qualche dettaglio. Delego volentieri questo compito a chi può parlare di storia con cognizione di causa piuttosto che scrivere qui delle sciocchezze inesatte.

Ciò che mi sento di raccontare sono le sensazioni e la nostra personale esperienza in questa antica città, in cui abbiamo respirato grandezza, sacralità e una discreta quantità di… polvere.

Giretto in bici?

Abbiamo pensato di fidarci della nostra guida di viaggio – letta, etichettata e sottolineata con cura maniacale prima di partire – fatto sta che a mattinata inoltrata abbiamo scelto di visitare Polonnaruwa… in bicicletta.

(Come forse sapete, nei nostri viaggi non manca quasi mai un giro in bicicletta, quindi figurarsi se ci siamo fatti scappare questa succulenta occasione!)

Polonnaruwa in bicicletta, Sri Lanka

Però… vi do un consiglio: anche se molti siti e guide esaltano la poesia di una spensierata pedalata, prima di fare questa scelta… considerate il vostro orario di arrivo. Se come noi arrivate lì in una tarda mattinata di agosto senza una nuvola e sul viso della vostra guida cingalese appare uno sguardo dubbioso… ecco, magari ponderate un attimo prima di montare in sella.

Il sito è piuttosto grande (122 ettari), quindi per vederlo tutto dovrete salire e scendere dal vostro fedele mezzo di trasporto numerose volte. Non sarà una scampagnata di un’oretta 🙂

La percezione del sacro

Al di là di un po’ di inevitabile fatica, ciò che però ha lasciato in noi un ricordo così intenso è legato alle emozioni che abbiamo provato fra le rovine del Palazzo Reale della Cittadella, davanti alla grande stupa Rankoth Vehera alta 55 metri,  o fra le colonne del Nissanka Latha Mandapaya (uno degli edifici più antichi di Polonnaruwa).

Nonostante il caldo rovente e una certa confusione mentale data da tante informazioni e dettagli storici assorbiti in un colpo solo, la sacralità che si sente fra questi edifici ha toccato i nostri tessuti più profondi.

È un po’ difficile da comunicare a parole forse, però in certi luoghi di Polonnaruwa (e dello Sri Lanka in generale) l’odore dell’aria, dei fiori offerti nei luoghi sacri, dei fili di fumo dell’incenso, creavano un senso di pace quasi involontario.

Un punto rosso in fronte

Sul lato ovest, non lontano dalla Città Reale, si trovano alcuni templi indù di antica costruzione.
Dopo aver visitato la Cittadella abbiamo parcheggiato la bicicletta in uno spiazzo rovente e polveroso, dove in un angolo defilato si trova il tempio di Shiva Devale 2.
Ricordo ancora come, avvicinandoci, abbiamo pensato che fosse chiuso come una stupa, perciò abbiamo iniziato a camminarci intorno.
Il lato sul retro invece nascondeva l’entrata, da cui usciva profumo di gelsomino, fiori di loto e incenso.

Nell’ombra della piccola stanza, un monaco induista onorava la statua di Shiva, pregando a bassa voce. La pelle sottile e rugosa, i capelli in bianco e nero, gli occhi scuri e assorti.
L’abbiamo osservato per qualche secondo in silenzio per non interromperlo, pensando di lasciare una piccola offerta sull’altare.
Non ne abbiamo avuto il tempo.
Sentendo la nostra presenza il monaco si è voltato. Ci ha guardati, ha preso dei fiori dalla mano, li ha posati nei nostri palmi recitando un mantra e con l’indice ha segnato un piccolo tilaka rosso sulle nostre fronti, simbolo di protezione e benvenuto.

Sorpresi, ammutoliti. Abbiamo ringraziato con un inchino, portando con noi quel tocco sulla fronte come un dono prezioso e spontaneo. Ci ripenso ancora con emozione mentre metto insieme questo racconto sullo schermo.

Serenità scolpita nel granito

L’altro ricordo vivo che conserviamo di Polonnaruwa sono le tre grandi statue Buddha di Gal Vihara, una delle attrazioni turistiche principali del triangolo culturale di Ceylon (e c’è una ragione se lo sono, ve lo assicuro). Esse risalgono al XII secolo e si trovano nella parte nord di Polonnaruwa.

Rappresentano il Buddha in tre posizioni diverse: uno in piedi con le braccia incrociate, a simboleggiare l’illuminazione; uno seduto in posizione meditativa; uno disteso – lungo ben 15 metri, che ha raggiunto il Nirvana.

I piedi del Buddha

Una nota sulla posizione dei piedi. Per capire se il Buddha in posizione sdraiata è dormiente o se è rappresentato nel momento in cui sta per raggiungere il Nirvana, prestate attenzione alla posizione della mano e ai piedi.
Se la mano sorregge la testa e i piedi sono appoggiati uno sopra l'altro allineati, il Buddha è nella posizione di riposo (e ha gli occhi aperti).
Se invece, come quello che si trova a Polonnaruwa, la mano è fra il cuscino e la testa e i piedi sono leggermente scostati, sta per raggiungere il Nirvana.

Una raccomandazione riguardo a questa ultima: non dite che il Buddha disteso è morto. Secondo i buddisti, quel momento rappresenta il raggiungimento la felicità perché ha interrotto il suo ciclo di reincarnazioni.

La pace che resta

Non ricordo esattamente se siano state queste l’ultima parte della nostra visita a Polonnaruwa, tuttavia sono quelle in cui la mia di visita è terminata.
La mia mente ha lasciato Polonnaruwa lì, a fianco ai cingalesi che pregavano a capo chino e con le mani giunte. Davanti agli altari su cui i fiori di loto rosa onoravano i visi sereni e benevolenti delle statue di Gal Vihara.

Poco poetici, ma appuntati saldamente nella mia memoria sono rimasti anche i cartelli che si trovavano nello spiazzo davanti alle tre statue.
A fianco al consueto invito a togliersi le scarpe per visitare i luoghi sacri, usanza comune in tutto lo Sri Lanka, altri avvisi ben in vista esortavano i turisti a non farsi i selfie dando le spalle alle statue. Tragicomico e doveroso.

Per fortuna, noi abbiamo visto solo molto rispetto durante la nostra visita. Mi piace pensare che non sia stato solo merito dei divieti.

Se andate in Sri Lanka, portate un fiore di loto da parte mia.

Hari Om Tat Sat.

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2 commenti
  1. Che posto particolare. Molto carina l’idea di girarla in bici, chissà che meraviglia incrociarsi con le persone del posto.

    1. Sì è stata un’esperienza molto bella 🙂 non fosse stato per il caldo torrido sarebbe stato più facile 😅

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