Bali è un gioiello raro, in cui cultura, tradizioni, natura e modernità si fondono dando vita a un contesto e a un’atmosfera uniche. Chiamata anche l’isola degli dei, Bali è un’isola che va a due velocità: una scandita dal riso che matura fra le risaie a terrazza e dalla cantilena della musica tradizionale, l’altra dalla frenesia importata dall’Occidente, che corre su scooter di grossa cilindrata e cambia rapidamente, rincorrendo l’ultimo modello di iPhone o le tendenze di TikTok. Tra i viaggi fai da te che ho fatto in sudest asiatico, quello in Indonesia più di altri mi ha regalato gioie e soddisfazioni: la gentilezza della popolazione e la bellezza di Bali rimangono proprio nel cuore.
In questa guida ho messo insieme le informazioni indispensabili per iniziare a pianificare il vostro viaggio:
- Cosa visitare a Bali: i posti da non perdere
- Suggerimenti su cose da fare (e da non fare)
- Consigli su come organizzare un viaggio fai da te.
Indice dei contenuti
ToggleIl fascino imperfetto di Bali: cosa vedere durante un viaggio fai da te
Bali è in in bilico fra spiritualità, tradizione e overtourism. È così ricca di cose da fare e vedere che le possibilità di creare itinerari molto diversi tra loro sono pressoché infinite. Tutto dipende dalle proprie preferenze e inclinazioni. In questo articolo ho suddiviso le cose da vedere a Bali per regione, in modo da aiutarvi a decidere dove andare seguendo la vostra ispirazione e stile di viaggio.
Prima di iniziare a pianificare il viaggio, e in un certo senso nonostante i consigli che sto per darvi, tenete a mente che Bali vive già una situazione di disequilibrio a causa del turismo di massa, con conseguenze talvolta drammatiche sull’ambiente, la società e lo sfruttamento del territorio. La tassa di ingresso introdotta a partire da febbraio 2024 per gli stranieri che vogliono visitare Bali, può fare ben poco rispetto a quel che succede nella realtà. I locals infatti ancora non sembrano avere la maturità culturale per capire fino in fondo l’impatto dell’overtourism sulla loro isola e la necessità di gestirlo in modo responsabile. Me ne sono resa conto parlando con loro. In molti casi l’opportunità di guadagno fa distogliere lo sguardo di fronte ai problemi che derivano da uno sfruttamento eccessivo del territorio, delle comunità e della natura.
Per quanto possibile quindi vi invito a non limitare il vostro viaggio ai “posti da vedere assolutamente a Bali” e a non andarci solo per collezionare scatti instagrammabili facendo toccata e fuga nei vari posti e basta. Oltre alle destinazioni immancabili, è utile visitare anche luoghi meno massificati, dove forse ci sono meno comfort e intrattenimenti, ma in cui si può portare denaro in comunità meno sviluppate e conoscere il volto più autentico dell’isola.
Quando andare a Bali
A Bali il clima è tropicale, con due stagioni principali: la stagione secca, che va da maggio a settembre, e la stagione umida, da ottobre ad aprile. Il periodo migliore per andare a Bali è nei mesi di luglio e agosto, che sono i meno piovosi. Tuttavia, questo è il picco dell’alta stagione: prezzi alti e tantissimi turisti. Io ci sono stata in settembre: il clima piacevole, persino fresco in alcune giornate. Per approfondimenti, vi suggerisco di leggere lʼarticolo su clima e stagioni a Bali.
Ubud e dintorni: cultura, templi e spiritualità
Ubud si trova nella zona centrale di Bali ed è il centro culturale e artistico più importante dell’isola. È una delle tappe imprescindibili di un viaggio a Bali, dove scoprire le radici e il lato artistico della cultura balinese. I dintorni di Ubud inoltre offrono piacevoli opportunità di evasione, fra templi, risaie a terrazza e villaggi. Facile, una volta qui, desiderare di allungare la propria permanenza a tempo indefinito.
Cosa vedere a Ubud (in breve)

Secondo me non si può dire di aver visto Bali senza aver trascorso almeno qualche giorno a Ubud. Spirituale e cosmopolita, è molto amata dagli occidentali, che percorrono le sue strade trafficate a piedi o in sella a uno scooter, facendone uno dei centri più occidentalizzati dell’isola. Molti sono di passaggio, altri in pianta stabile, se non per sempre almeno per una stagione, un semestre o un anno sabbatico. Eppure, nonostante fra le vie sia quasi più facile sentir parlare inglese, tedesco o anche italiano che balinese, Ubud è profondamente legata alle proprie radici culturali, la sua architettura scandita da templi grandi e piccoli altari ad ogni angolo, ognuno dedicato a qualche dio o semidio del numeroso portfolio induista. Ovunque s’innalzano fili di fumo profumato d’incenso e si puntano fiori all’orecchio delle statue dei Barong, affinché proteggano ogni edificio dalle forze maligne. Ubud merita molto più di qualche cenno veloce, perciò presto sul blog troverete anche un approfondimento completo. Per il momento, appuntatevi queste fra le cose da fare in città:
- visitare Palazzo di Ubud (residenza della famiglia reale), il Water Palace e il tempio Pura Dalem Ubud
- assistere almeno a uno spettacolo di danze tradizionali balinesi e lasciarsi ipnotizzare dai movimenti delle mani di ballerine e danzatori in costume (ne riparliamo più avanti)
- Immergersi fra bancarelle di artigianato e paccottiglia per turisti dei vari mercati, contrattare per un souvenir dozzinale che una volta portato a casa evocherà un’esotica nostalgia.
Due passi fra le risaie di Ubud, dove il traffico è solo un ricordo
Basta allontanarsi di pochi chilometri dal centro di Ubud (a piedi) per lasciare alle spalle il puzzo e il rumore del traffico e varcare la soglia di un’altra epoca. Dal viale principale si svicola seguendo uno dei cartelli che indicano il percorso per le risaie e in meno di mezz’ora di cammino lo scenario cambia completamente rispetto alla confusione della città. Tutte le mattine fra i campi si portano le offerte agli altari rivolti verso il monte Agung, il vulcano più venerato dell’isola, a cui è affidata la fertilità dei raccolti. Ai lati della strada, motocoltivatori sgangherati e arrugginiti, qui e là contadini armati di falcetto chini sui propri appezzamenti per pulirli dalle erbacce o falciare le piante chine sotto il peso del riso maturo. Tra le cose da fare a Bali non può mancare una passeggiata fra le risaie di Ubud, magari la mattina presto o al tramonto, quando le ombre lunghe rendono il paesaggio ancora più dolce. Facile immaginare come mai Elizabeth Gilbert (autrice del libro Mangia, prega, ama) si fosse innamorata di questo paesaggio. La speranza è che i numerosi resort in continua costruzione non lo deturpino in modo irreparabile.
Il tempio Tirta Empul, la forza purificatrice dell’acqua

Tirta Empul è uno dei templi più belli e suggestivi nei dintorni di Ubud, che secondo me vale la pena inserire nella lista di cosa vedere assolutamente a Bali. In questo tempio induista dell’acqua scorrono le sorgenti sacre del fiume Pakerisan, che alimentano il sistema di irrigazione balinese, importantissimo per l’agricoltura. La tradizione locale attribuisce alle acque di questo tempio poteri magici e di purificazione, motivo per cui i locali vengono in pellegrinaggio per bagnarsi nelle vasche di acqua sacra per purificarsi attraverso un rituale particolare, chiamato melukat, che vi spiegherò meglio in un prossimo articolo. Ispirati dall’aura di misticismo che circonda le sorgenti, anche moltissimi stranieri visitano il tempio Tirta Empul per immergersi e purificarsi seguendo lo stesso rituale seguendo le indicazioni delle guide locali che spiegano loro come andrebbe svolto correttamente. (Il risultato però è più che altro un’imitazione maldestra, talvolta fatta ammiccando a chi fa loro le foto dall’esterno per postarle sui social, purtroppo).
Oltre a questo, io vi suggerisco di non fermarvi al tempio solo per vedere o prendere parte ai riti di purificazione. Diversamente da quanto succede in altri templi, a Tirta Empul infatti gli stranieri infatti possono assistere alle cerimonie religiose dei fedeli. Essendo un tempio pubblico è molto frequentato dalle comunità locali che si riuniscono al tempio per pregare e omaggiare gli dei con offerte, musica e danze tradizionali.
Cosa vedere nella zona est di Bali: templi da non perdere
Nella parte più orientale di Bali ci sono diversi templi importanti, fra cui Lempuyang, il più antico dell’isola. In questa regione si trova anche l’Agung, il monte-vulcano più venerato di Bali, verso cui sono orientati (nei limiti del possibile) tutti i templi induisti balinesi. Per visitare la zona, in particolare se si fa base a Ubud, è necessario avere a disposizione un’auto, perché non ci sono mezzi pubblici e se si vogliono vedere più templi durante la stessa giornata è quasi impensabile farlo appoggiandosi ai servizi di taxi (GoJek o Grab). Approfondirò meglio questo aspetto nei prossimi paragrafi in ogni caso.
📌 Aggiornamenti
Il tempio Lempuyang e la porta del Paradiso

Una cosa da vedere assolutamente a Bali è il tempio Lempuyang (il nome completo è Pura Penataran Agung Lempuyang), il più antico dell’isola. Costruito intorno al X secolo, sorge in cima a una collina, in un contesto molto suggestivo perché affacciato sul monte Agung e circondato dalla foresta. È un complesso di templi molto venerati in cui si svolgono molte cerimonie religiose, che richiama fedeli da tutta l’isola in particolare in concomitanza di festival come Galungan e Kuningan. È costituito da tre templi in cima a una gradinata fiancheggiata dai naga, draghi-serpenti semidivini che accompagnano le divinità induiste. L’ingresso al nucleo centrale dei templi però è permesso solo agli induisti. Nell’area antistante il complesso c’è la “porta del paradiso”, il meraviglioso portale tradizionale balinese che incornicia la vista sull’Agung con un effetto scenico davvero notevole. Negli ultimi anni Lempuyang è diventato a modo suo uno dei luoghi più iconici di un viaggio a Bali. Il motivo però non è del tutto legato al suo valore storico e culturale, ma all’inventiva degli indonesiani che hanno contribuito a farlo diventare virale sui social, al punto che tra le cose da fare a Bali sembra non possa mancare una foto al tramonto con la porta del Paradiso. Ma vi racconterò presto tutti i dettagli in un approfondimento.
Tirta Gangga, ex palazzo reale
Chiamato anche palazzo sull’acqua di Karangasem, Tirta Gangga prende il nome dal fiume Gange in India ed è stato dimora dell’ultimo Raja Karangasem. Si trova in una zona circondata da risaie, non lontano dal tempio Lempuyang. Essendo praticamente di strada, questo complesso generalmente si visita durante la stessa giornata. Tirta Gangga è un altro luogo di culto delle acque sacre, indispensabili per irrigare le risaie a terrazza. Il complesso è molto scenografico grazie alle fontane e alle vasche d’acqua che riflettono il paesaggio e le costruzioni all’interno del parco. Quella sulla destra rispetto all’entrata è intervallata da pietre galleggianti e popolata da un gran numero di carpe. Oltre ad essere luogo di culto, Tirta Gangga è molto popolare fra i balinesi come destinazione per il servizio fotografico prima di un matrimonio: ci sono addirittura le tariffe all’ingresso.
Pura Besakih, il tempio madre di Bali

Fra tutti quelli menzionati fino ad ora, il tempio Besakih è il più importante di Bali. Costruito sulle pendici del Monte Agung, è un grande complesso con tre templi principali, dedicati a Shiva, Brahma e Vishnu e diciotto templi più piccoli. Costruito oltre duemila anni fa, è dedicato a Naga Besukian, il drago sacro che secondo la cultura balinese abitava il monte Agung. Per visitarlo non è indispensabile essere accompagnati da una guida, anche se è probabile che se alloggiate a Ubud abbiate bisogno di farvi accompagnare (la distanza è di 50 km).
Cosa fare a Bali nord: risaie, laghi e montagne
Lontano dalla frenesia del centro di Ubud, un posto dove andare a Bali per rallentare il ritmo è la zona nord, la più montuosa dell’isola. Nell’entroterra si possono alternare escursioni nella natura, visite ai templi e villaggi.
Munduk e il nord che va a un’altra velocità

Prima di partire, mentre sceglievo le cose da vedere a Bali, mi ero fatta l’idea che mi sarei confrontata con un’isola ricca di contrasti, e la zona nord-centrale ha confermato questa sensazione. Per visitarla ho scelto come base Munduk, un villaggio piccolo, circondato dalle montagne e dalle risaie. Soggiornare qui è stato un po’ scomodo dal punto di vista delle facilities, perché trovandosi in un’area rurale ci sono pochi servizi per i turisti e pochi taxi che passano da quelle parti, ma vi assicuro che è una delle zone più belle che ho visto a Bali. E fra le risaie si dorme come re e regine, nel silenzio più completo, interrotto solo dal gracidio delle rane e dal canto degli uccelli all’alba.
Cascate e foresta tropicale a Munduk
Se amate la natura e tra le cose da fare a Bali volete includere alcune escursioni troverete il contesto ideale nella zona di Munduk. I dintorni del villaggio sono immersi nella foresta tropicale, intervallata da cascate e ruscelli. Ci sono diversi percorsi da esplorare in autonomia se siete appassionati di montagna e siete abituati alle escursioni: con una app per le mappe tipo Outdooractive ci si può muovere agevolmente da soli. In alternativa, chi ha paura di perdere l’orientamento può facilmente trovare tramite gli alberghi una guida locale per farsi accompagnare.
Pura Ulun Danu Bratan, il tempio sul lago

Costruito in onore di Dewi Danu, la dea delle acque, questo tempio sorge in riva al lago Danau Bratan e secondo me è uno dei templi più scenografici da vedere a Bali. Anche questo complesso è molto venerato dagli induisti, che lo visitano per propiziare le acque necessarie per i raccolti e le attività legate all’agricoltura. Sebbene le cerimonie religiose non siano aperte al pubblico, è facile incontrare gruppi di fedeli che compiono altri rituali e rendono omaggio a statue e simboli religiosi all’interno del parco. Vista la fama del posto, Pura Ulun Danu Bratan è molto visitato dai turisti che si riversano dalle corriere da metà mattina in poi. Il mio suggerimento quindi è di arrivare la mattina presto e, se possibile, visitarlo in autonomia, in modo da poter restare tutto il tempo che si vuole.
Jatiluwih, le risaie più belle del sud est asiatico
Premetto che purtroppo io non sono riuscita ad aggiungerle al mio itinerario, ma tra le cose da vedere assolutamente a Bali ogni guida menziona le risaie a terrazza di Jatiluwih, dichiarate patrimonio Unesco perché rappresentano uno degli emblemi della cultura balinese. Si trovano indicativamente a metà strada tra Ubud e Munduk, e ci sono molti tour organizzati che accompagnano i turisti in questa zona. Ho un po’ il sospetto però che si tratti in buona parte di un sistema di visita “mordi e fuggi”, perciò non sono sicura di consigliarvelo. Io e il mio compagno avremmo voluto andarci in autonomia, ma purtroppo non abbiamo avuto abbastanza tempo per farlo. Ad ogni modo, anche senza visitare proprio queste, le risaie a terrazza ci sono in molte altre zone di Bali, come ad esempio nei dintorni di Munduk e di Ubud, forse anche meno prese d’assalto dal turismo di massa.
3 cose da fare a Bali (e una da non fare)
Spettacoli di danza
In Indonesia, sia a Giava che a Bali, le danze tradizionali sono un’arte raffinata, che fa parte dell’identità culturale. Ci sono diversi tipi di danze a Bali, che spesso si inscenano non solo con lo scopo di intrattenere i turisti, ma anche durante le celebrazioni religiose. Ad esempio, quando ho visitato il tempio Tirta Empul ho assistito a uno spettacolo di danza Barong e Legong al termine di un rito religioso. Un colpo di fortuna.


A Ubud ci sono ogni sera degli spettacoli e vi consiglio vivamente di vederne almeno uno o due. Le danze più popolari sono la Barong, la danza Legong e la Kecak, che si svolgono nei palazzi storici e nei templi del centro. Per informazioni e biglietti basta andare all’Ufficio del turismo, di fronte a Ubud Palace, dove hanno il calendario degli eventi e si possono acquistare i biglietti.
Shopping a Ubud
Il capoluogo balinese è famoso per l’artigianato e i mercati locali, dove in mezzo alla paccottiglia per turisti si possono trovare anche articoli carini. Nel marasma delle bancarelle di Ubud bisogna armarsi di pazienza e contrattare, perché naturalmente trattandosi per lo più di mercanzia per turisti i prezzi sono gonfiati adeguatamente. Nei negozi veri e propri invece si trova un po’ di tutto: alcuni vendono articoli di marca (con prezzi identici a quelli occidentali, nella maggior parte dei casi), altri sono negozi di artigianato di livello più alto. Se volete acquistare oggetti particolari come maschere, decorazioni o manufatti in legno, una delle arti più rinomate di Bali, conviene prendere un taxi e uscire dal centro di Ubud seguendo la strada che porta verso Denpasar. Le località dei dintorni offrono artigianato locale e uno spaccato autentico di vita locale.
Visita alle piantagioni di caffè e ai giardini delle spezie
Un’attività molto popolare tra le cose da fare a Bali è la visita alle piantagioni di caffè o ai giardini delle spezie, che spesso comprendono anche una degustazione di the e caffè. È interessante imparare a riconoscere le piante che crescono selvatiche nella foresta tropicale, che in Indonesia è molto rigogliosa grazie al terreno reso fertile dai vulcani. Le spezie e le erbe si usano diffusamente per aromatizzare anche the e caffè, dando vita a sapori molto particolari.
Ad esempio, durante la degustazione che abbiamo fatto io e Luca abbiamo assaggiato vari tipi di the e caffè, che a Bali si preparano con delle miscele solubili con anche avocado, vaniglia, citronella o zenzero. Nella maggior parte dei caffè dove si fanno le degustazioni c’è anche un piccolo shop dove, naturalmente, si possono acquistare i prodotti assaggiati. Attenzione però che i prezzi sono piuttosto alti.
Cosa non fare a Bali: bere il Kopi Luwak, il caffè dello zibetto
In Indonesia, in particolare a Giava e Bali, è facile sentir parlare ed essere invitati a provare il famoso Kopi Luwak. È una qualità di caffè pregiatissima, fatta con i chicchi di caffè mangiati, parzialmente digeriti e poi espulsi da una specie di zibetto comune in Indonesia. Un chilo di questo caffè può costare fino a 500 €. Le origini della bevanda risalgono all’Ottocento, durante il periodo coloniale, quando agli abitanti impiegati nelle piantagioni era vietato consumare il caffè, perché prezioso per i commerci. I lavoratori locali di conseguenza avevano imparato a recuperare le bacche defecate dai mustelidi, che le mangiavano naturalmente come parte della propria dieta. Quando poi gli olandesi hanno scoperto che il caffè fatto con quei chicchi era buono, il Kopi Luwak è diventato un business.
Normalmente il Kopi Luwak non è compreso nel prezzo base dei percorsi di degustazione, ma pagando un extra è possibile assaggiarlo. Oltretutto, sia a Bali che a Giava si può bere in molte caffetterie. Io però sinceramente non me la sono sentita e non mi va nemmeno di consigliarvi di farlo. Nonostante nelle piantagioni e nei bar tutti sostengano che gli zibetti siano trattati in modo rispettoso, per produrre il Kopi Luwak vengono tenuti in cattività e nutriti a forza. In molti casi lo sfruttamento di questi animali non si può definire responsabile né sostenibile. Da un punto di vista etico secondo me è meglio lasciar perdere assaggi e acquisti di Kopi Luwak.
Altre cose da vedere sullʼisola di Bali
Di seguito un cenno sulle altre zone da visitare a Bali, dove io non sono riuscita ad andare ma che potreste includere nel vostro itinerario.
Kuta e le spiagge della zona sud-occidentale: probabilmente è la più turistica dell’isola e da quel che dicono le spiagge sono fra le più belle. È un’area famosa per la movida, lo shopping, i caffè frequentati da stranieri. Allo stesso modo, Seminyak è una delle mette predilette dagli expat, dove non mancano alberghi di lusso e intrattenimenti di ogni genere.
La penisola di Bukit e le isole: un’altra delle zone più in voga per i turisti grazie alla presenza di spiagge molto belle, a quanto dicono. Fra le cose da vedere da queste parti, il tempio Ulu Watu, costruito sulla punta sud occidentale della penisola, in cima a una scogliera. È molto sacro e venerato, ma purtroppo anche preso d’assalto dai visitatori, da quel che ho visto online.
Escursioni da Bali
Una delle escursioni più famose che si possono fare da Bali è a Nusa Penida. È un’isoletta piccola, conosciuta in particolare per Kelingking Beach, la spiaggia “a forma di dinosauro”. Si può girare in scooter o contattando un driver locale. Se pensate di andarci, tenete presente che uno dei problemi maggiori di Nusa Penida è che negli ultimi anni è stata letteralmente presa d’assalto dai turisti, con conseguenze pesanti dal punto di vista ambientale. Un articolo recente del Sole 24 ore che parla dell’inquinamento causato dal turismo di massa: vale la pena dare un’occhiata.
Lombok e le isole Gili fanno parte della provincia Nusa Tenggara e si possono raggiungere da Bali con il motoscafo, ferry o traghetto; ci vogliono da una a quattro ore a seconda dell’imbarcazione. Destinazioni paradisiache per chi vuole trascorrere qualche giorno al mare, sono in rapido sviluppo dal punto di vista turistico grazie a spiagge bellissime e alla barriera corallina, da esplorare facendo snorkeling o immersioni.
A chi vuole sconfinare più lontano, più che un’escursione consiglio di proseguire l’itinerario sull’isola di Giava, facilmente raggiungibile da Bali sia in ferry, sia in aereo. Giava merita un viaggio vero e proprio: la parte est dell’isola, dove si trovano le aree naturalistiche e i vulcani più importanti, è il punto ideale da dove iniziarlo. Vi suggerisco di dare un’occhiata a questo articolo per farvi un’idea.
Consigli per organizzare un viaggio fai da te a Bali

Alcune informazioni utili in estrema sintesi, ma date un’occhiata anche agli altri articoli sul blog nella sezione Indonesia: ho pubblicato molti approfondimenti per aiutarvi ad organizzare un viaggio indipendente a Bali. Per cominciare, potreste leggere l’articolo di seguito.
Come arrivare a Bali
In aereo: l’aeroporto di Bali è quello di Denpasar, Ngurah Rai (DPS). Dall’Italia al momento non mi risulta che ci siano voli diretti, è necessario fare uno scalo. Fra le compagnie migliori per volare in sudest asiatico vi suggerisco Qatar Airways, Emirates e EVA Air.
Via mare: Bali è facilmente raggiungibile via mare da Giava: si può prendere un ferry dal porto di Pelabuhan Ketapang a Giava est fino al porto Gilimanuk a Bali. Ci vogliono 45 minuti.
Documenti per andare a Bali
Sono necessari: passaporto con validità residua di almeno sei mesi e visto turistico (si richiede online). A partire da febbraio 2024 è stata introdotta inoltre una tassa di ingresso per poter visitare Bali. Si deve pagare online prima della partenza, altrimenti le autorità possono negare l’accesso sull’isola. Per entrare in Indonesia è inoltre necessario compilare una dichiarazione doganale. Per approfondimenti leggete anche l’articolo indicato di seguito, dove ci sono più dettagli su documenti necessari.
Quanti giorni servono per vedere Bali
In genere una vacanza “classica” a Bali dura in media 7, 10 giorni o due settimane, a seconda se si vuole trascorrere tutto il tempo sull’isola, o si voglia creare un itinerario su isole diverse.
Secondo me per vedere Bali ci vogliono almeno dieci giorni o due settimane, che forse bastano per vedere la maggior parte dei posti più importanti dell’isola e ritagliarsi qualche giorno per visitare qualche zona un po’ fuori dagli itinerari più battuti.
Durante il mio viaggio io ho trascorso otto giorni a Bali (e altrettanti a Giava), perciò ho dovuto scegliere bene quali aree visitare e quali no: in poco più di una settimana si riescono a vedere solo alcune zone.
Quanto si spende per un una vacanza a Bali
È molto difficile dare una risposta in poche righe, perché molto dipende da tre elementi: il periodo di viaggio, quanto tempo prima si prenota, e che tipo di vacanza si vuole (o si può fare). Si può viaggiare a Bali spendendo molto poco, o vere e proprie fortune: vista la complessità dell’argomento, ho scritto un articolo dedicato.
Come muoversi a Bali
Sulle lunghe distanze è necessario prendere dei taxi o contattare dei driver, perché a Bali ci sono delle linee di autobus pubblici solo in alcune città, come Ubud e Denpasar, ma non ci sono collegamenti con le zone di periferia. Sulle distanze brevi, molti occidentali noleggiano lo scooter, ma io sinceramente non mi sento di consigliarlo. Gli indonesiani hanno uno stile di guida fra lo spericolato e il sincopato, e il traffico del sudest asiatico può essere piuttosto rischioso se non si è abituati.Tenete presente inoltre che è necessaria la patente internazionale e che spesso i veicoli in Indonesia non hanno l’assicurazione, il che può essere un bel problema in caso di incidente.
Assicurazione viaggi per Bali
Se vi state chiedendo se serve fare l’assicurazione viaggi per andare a Bali, la risposta è sì, senza dubbio. Il sistema sanitario pubblico infatti non è nemmeno lontanamente paragonabile agli standard occidentali, e in caso di necessità le cure o visite in cliniche private si pagano care. Non bastasse questo a farvi decidere se farla, vi invito a leggere l’articolo in cui spiego esattamente a cosa serve l’assicurazione quando si viaggia all’estero e in quali casi è indispensabile.
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Lo sconto del 15% è valido solo fino al 28 giugno, dopodiché torna ad essere del 10%. Conviene approfittarne subito!
Connessione internet a Bali
In ogni caso, ma in particolare se desiderate organizzare un viaggio fai da te sull’isola degli dei, avere sempre a disposizione la connessione internet è indispensabile per muoversi, prenotare taxi, escursioni, restare in contatto con chi è a casa e perché no, magari anche fare il backup delle foto e video del viaggio: non si sa mai che capiti un imprevisto con il telefono!
Per usare lo smartphone senza preoccuparvi dei costi di roaming e del consumo dati (le SIM fisiche che si comprano a destinazione di solito includono una quantità limitata di traffico) io vi consiglio di attivare una eSIM internazionale con GB illimitati con Holafly.
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C’è ancora molto raccontare sull’isola di Bali, e ho già in cantiere diversi approfondimenti. Prima di salutarci vi invito a iscrivervi alla newsletter EliMail per ricevere i prossimi articoli sull’isola degli dei. Arriva una volta al mese.





